Teatro, memoria e pace in dialogo

24 Novembre 2025

di Fabio Cioffi

Link all'incontro di approfondimento Mio Eroe: Vai al video

Sabato 25 ottobre, il Teatro comunale di Cassano Valcuvia ha vissuto una serata intensa, densa di parole necessarie e di ascolto reciproco. L’occasione è stata la messa in scena dello spettacolo Mio eroe di Giuliana Musso, davanti a un pubblico numeroso e partecipe. Dopo la rappresentazione – un lavoro che mette al centro le madri dei soldati italiani caduti nella guerra in Afghanistan, restituendo voce e dignità alle loro storie – gli spazi del teatro si sono trasformati in un luogo conviviale grazie alla cena condivisa organizzata da Teatro Periferico, occasione informale per iniziare a rielaborare emozioni e pensieri.
Il dibattito che è seguito ha confermato la natura comunitaria dell’iniziativa. A dialogare sul palco erano presenti l’attrice e regista Giuliana Musso, lo storico Roberto Roveda e, in veste di moderatore, il filosofo Fabio Cioffi. Un confronto ricco e sfaccettato, animato anche dalle domande poste dalle ragazze dello Young Board di Teatro Periferico, che ha contribuito a orientare la discussione con uno sguardo giovane, attento e mai scontato.

Dalla storia alle ferite umane: cosa resta della guerra
Lo storico Roveda ha ricostruito il contesto dell’intervento italiano in Afghanistan e della lunga guerra contro i talebani, offrendo al pubblico gli strumenti per collocare in un quadro più ampio le vicende personali evocate nello spettacolo. Giuliana Musso, dal canto suo, ha raccontato il percorso di ricerca che ha dato vita a Mio eroe: gli incontri con le madri dei caduti, il pudore, la responsabilità narrativa e il delicato equilibrio tra documento e interpretazione artistica.
Gli interventi del pubblico hanno sottolineato il valore di questo approccio: non una cronaca militare, ma la restituzione del trauma attraverso gli affetti, la memoria e il linguaggio del teatro.

Il teatro come luogo politico e umano
La serata ha poi allargato lo sguardo oltre lo spettacolo. Si è parlato del rapporto tra guerra e pace, del diritto delle comunità a conoscere la verità delle missioni militari, ma anche delle fragilità che ogni conflitto porta con sé, dalle famiglie dei soldati alle popolazioni civili. L’artista ha insistito sul ruolo del teatro come spazio di ascolto e di trasformazione, capace di tenere insieme l’indicibile e il condivisibile. Non sono mancati parallelismi con i conflitti attuali, dal Medio Oriente all’Ucraina: quali lezioni possiamo trarre dalle guerre del passato? Che responsabilità ha la cultura nel favorire una cultura di pace?

Una comunità che dialoga
In un clima caldo e partecipe, il pubblico ha preso parola più volte: domande, riflessioni personali, testimonianze. La serata ha rivelato la capacità del teatro di diventare – ancora oggi – un luogo dove la comunità si riconosce e si interroga. L’iniziativa di Teatro Periferico ha mostrato come l’incontro tra generazioni, discipline e linguaggi possa generare un dibattito autentico, non rituale. E come, anche dopo aver affrontato temi dolorosi, si possa uscire dal teatro con la sensazione di aver condiviso un frammento di verità, uno spazio di pensiero e una domanda aperta sul nostro tempo.

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