Taranto Chiama, Cassano Valcuvia risponde
11 Febbraio 2026
di Rosy Battaglia
Mentre la cronaca intorno all’acquisto di Acciaierie d’Italia per un euro continua a rincorrersi, ogni proiezione di Taranto chiama è un’esperienza diversa.
Quella di ieri sera [si intende 06 febbraio, ndr] al Teatro comunale di Cassano Valcuvia, un teatro gioiello voluto dai cittadini quasi cento anni fa, è stata particolarmente emozionante e sentita. Una serata intensa, attraversata da domande vere, confronto, partecipazione.
Cosa può importare, in provincia di Varese, una storia che attraversa Trieste e Taranto?
La risposta è arrivata dal pubblico stesso, dal bisogno di capire come tutto ciò che viene raccontato nel film sia potuto accadere.
Si è parlato di sindacato, di lavoro, di produzione, di acciaio “verde”. Si è parlato delle donne di Taranto, dei bambini, delle nuove generazioni. Di chi non c’è più e di chi, invece, non ha abbandonato la città ma ha scelto di restare e di sognare un futuro diverso.
In sala c’erano giovani e adulti, persone che conoscevano a grandi linee questa vicenda e persone che non ne sapevano nulla. C’è chi ha apprezzato la dimensione poetica del racconto e chi si è chiesto come sia stato possibile seguire questa storia per così tanti anni, spesso in solitudine.
La risposta è ancora aperta.
Ma una cosa è chiara: non si può tacere davanti a un’ingiustizia perpetrata da chi dovrebbe proteggere i cittadini. Lo hanno ricordato anche l’ONU e la Corte europea dei diritti umani ai governi italiani nel corso di questo decennio.

