Presenza, pazienza e gentilezza nella società del digitale

30 Gennaio 2026

di Manuel Lantignotti

Link all'incontro di approfondimento: Vai al video integrale

Sabato 24 gennaio è andato in scena a Cassano Valcuvia lo spettacolo Molly, una produzione di Cubo Teatro, selezionato per la stagione Latitudini dallo Young Board di Teatro Periferico tra una rosa di rappresentazioni che mettono in scena temi che riguardano le nuove generazioni. Molly è una ragazza sola, che vive all’interno della propria camera e che non ha contatto col mondo. È una creator e L’unico strumento che le dà l’illusione di comunicare con l’esterno è una videocamera che utilizza per video tutorial sul trucco, per sponsorizzare prodotti, dare consigli sentimentali a potenziali spettatori. Molly durante le registrazioni si confessa, si trucca in maniera pesante e si trasforma in qualcosa di grottesco, di mortifero, un clown che cerca di attirare le attenzioni di un’umanità che è totalmente assente.

Anche la ragazza stessa risulta assente sul palco, la telecamera la inquadra e il suo primo piano troneggia in fondo al palco ipnotizzandoci, frammentando la sua immagine, costringendoci a guardare inesorabilmente lo schermo e ad ignorare la presenza fisica della bravissima Letizia Alaide Russo, che ci fa dimenticare di star assistendo ad uno spettacolo dal vivo. Sono questi due linguaggi a mescolarsi, quello lento e di presenza del teatro e quello rapido, frammentato e di assenza del video, che contrapponendosi riescono a incidere concretamente sulla narrazione. Molly si confessa e, mentre parla ad altri coetanei cercando di dare consigli, tira fuori la propria solitudine, cerca disperatamente di capire sé stessa. In questo modo conosce una ragazza identica a lei di cui si innamora. Le interazioni sono solo digitali, quasi non avviene risposta, passano solo per i social eppure la sola presenza possibile crea dipendenza, crea un legame fortissimo. Quello che confessi ti ritorna, confermandolo, amplificandolo e facendolo crescere dentro di te, così l’amore come la voglia di farla finita, di non riuscire ad andare avanti. Infatti, il tema più forte dello spettacolo è quello che riguarda il sistema commerciale dei social. L’algoritmo prende i tuoi desideri, i tuoi pensieri e li trasforma in qualcosa da venderti. Cosa accade quando i tuoi pensieri sono di morte? Cosa accade quando realizzi che quello che ti sta tenendo in piedi non è concreto o irraggiungibile? L’algoritmo prende il tuo desiderio e te lo mostra in milioni di modi fino a proporti modi per compiere gesti impensabili. La presenza degli adulti, immigrati in un mondo di nativi digitali, non esiste. I ragazzi sono soli, le generazioni non hanno un punto di incontro e nessuno entra nella stanza di Molly, nemmeno per dirle che è pronta la cena e fermare quell’inevitabile spirale verso la fine. Lo spettacolo utilizza lo schermo e il video in maniera innovativa, frammentando l’immagine di Molly, distorcendola e amplificando la sensazione di mancanza di umanità. Siamo diventati l’immagine che vogliamo dare, il dettaglio e non doniamo più la nostra interezza. Siamo innamorati della nostra immagine, forse perché è l’unica presenza di cui possiamo infatuarci e il mito di Narciso, così reinterpretato, ritorna più moderno che mai.

Dopo lo spettacolo il teatro è stato trasformato in un luogo conviviale in cui tutti hanno potuto mangiare, bere e chiacchierare in maniera informale sulle impressioni che lo spettacolo ha suscitato. Dopodiché le sedie sono state disposte in un grande cerchio, con tutto il pubblico disposto intorno e si è dato vita ad un dibattito, moderato da Maddalena Giovannelli, che ha coinvolto gli artisti, i giovani ragazzi della Young Board e chiunque volesse intervenire. Gli argomenti dello spettacolo sono stati toccati in maniera approfondita, cercando di comprendere sia le intenzioni degli artisti, sia le curiosità del pubblico. Grazie alla sua eterogeneità vedeva contrapposte diverse generazioni che hanno potuto confrontarsi su un tema così delicato. La Young Board ha posto domande interessanti introducendo così argomenti che potessero ampliare quello che la visione dello spettacolo ha offerto. Quello che viene fuori da questo incontro è che il bisogno di presenza è intergenerazionale e che molto spesso è probabile che i giovani cerchino distrazione e rifugio solo perché nel futuro non vedono speranza. Di chi è la responsabilità? Gli adulti sono davvero così lontani dalle nuove generazioni, o il tema dei social è una risorsa e un problema che coinvolge tutti quanti? Forse la soluzione è quella di ritrovare una comunicazione che non si basi sul pregiudizio. Questo dibattito è stata la formula vincente per dimostrare che parlando e in presenza possiamo sentirci tutti parte dello stesso mondo, nessuno escluso.

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