Amore e odio tra genitori e figli adolescenti
02 Aprile 2026
di Manuel Lantignotti
Domenica 29 Marzo è andato in scena a Cuveglio lo spettacolo Odi et Amo di Alma Rosè, nel contesto della stagione Latitudini 2026 organizzata da Teatro Periferico.
Lo spettacolo affronta la tematica del rapporto madre-figlio, concentrandosi sulla fase più critica, quella adolescenziale. A raccontare è una madre, che parla a nome di tutte, che confessa e si apre riguardo alle difficoltà di vedere il proprio figlio cambiare, distanziarsi. Alla sensazione di sentirsi invecchiare e di non riuscire a stare al passo con la tempesta ormonale che sta coinvolgendo e stravolgendo il bambino che ha cresciuto e che cerca sempre più la propria indipendenza.
Annabella Di Costanzo restituisce il ritratto di una madre autentica, con paure reali e contemporanee, spaziando in una varietà di emozioni quotidiane, che difficilmente vengono espresse in tutta la loro complessità come in questo caso. Gli aneddoti più divertenti nascondono sempre un’incomprensione di fondo, generazionale, familiare che non può fare altro che essere presa per quello che è, l’inevitabile distanza e affetto per le persone più strette e che più amiamo. Quello che traspare è che spesso sono proprio le persone più vicine quelle che finiamo per conoscere meno, quelle contro cui costruiamo muri. Da pubblico resta un’eco di inevitabilità che è sottesa all’amore. Quando il racconto passa al ricordo, di quell’unione tra bambino e madre, tutti ci riconosciamo nell’importanza fondante di quei momenti, della bellezza, della sensazione di avere tutto quello di cui si ha bisogno finché madre e figlio sono in simbiosi.
Le dinamiche scolastiche, le chat dei genitori, la sensazione di essere un taxi per il proprio figlio, una persona di cui si vergogna sono solo la conseguenza e la declinazione di quell’amore indissolubile che si diluisce nel corso della vita, ma che resta alla base, solido e insostituibile. E mentre ci si chiede “io sono ancora tutto per te?”, la risposta “sì”, viene fuori forte e chiara da tutta la complessità di questo rapporto umano. Il tutto è raccontato in maniera diretta e senza retorica, accompagnato dalla voce sublime di Camilla Barbarito e dalla musica dal vivo suonata insieme a Fabio Marconi, che insieme riescono a rievocare canzoni e atmosfere riconoscibili a chiunque nel pubblico, indipendentemente dall’età, dall’essere madre o dall’essere figlio e che sono una parte fondante dello spettacolo.
Un ritratto commovente e divertente, ma soprattutto universale che tocca un tema che difficilmente si trova rappresentato con questa precisione e delicatezza.

